Cristiani per l’uguaglianza
Gay Cristiani, SOCIAL, schermo giovedì, febbraio 11th, 2010
Dal basso le cose continuano a muoversi in direzione favorevole a una qualche forma di equality, cioè di uguaglianza sostanziale, nel campo dei diritti e dei doveri delle persone unite in relazioni a lungo termine. Stavolta è il turno di un gruppo di intellettuali e attivisti gay cristiani, che hanno pubblicato un appello pubblico “Cristiani per l’uguaglianza”. “La Corte costituzionale – scrivono nel documento – è stata recentemente interpellata da numerosi tribunali a seguito del rifiuto degli ufficiali di stato civile di procedere alle pubblicazioni di matrimonio per le coppie dello stesso sesso (…) Come cristiani siamo sensibili ai principi di uguaglianza e di laicitĂ e, per questo, sosteniamo la campagna “Affermazione civile” promossa dall’associazione Certi Diritti e Rete Lenford in favore dei ricorrenti. L’amore fra due persone legate dall’impegno reciproco ad una relazione esclusiva, duratura e altruistica è, infatti, un bene sociale da riconoscere e proteggere”.
“Due persone che si amano, nella piena libertĂ e di mutuo accordo, possono decidere – prosegue il documento di questo gruppo spontaneo di “Cristiani per l’uguaglianza” – di sposarsi, acquisendo i diritti e assumendosi le responsabilitĂ e i doveri del matrimonio civile o di un istituto alternativo equivalente”.
I gay cristiani firmatari di questo messaggio parlano senza reticenze di “sposalizio” fra persone sia eterosessuali che omosessuali. Non importa che la loro unione sia chiamata nello stesso modo, con la parola matrimonio, ma è giusto che si affermi una uguaglianza di diritti e di doveri. Del resto, prosegue l’appello “il matrimonio civile ha attraversato una notevole trasformazione nel corso della storia” e non è diventato che in tempi recenti un istituto fondato sulla uguaglianza e la pari dignitĂ fra i due coniugi. Nel passato è stato una forma di assoggettamento della donna. Oppure uno strumento di potere e di controllo sulle persone da parte delle chiese o di altri potentati. Sono state vietate in passato unioni fra “ariani e ebrei” o il matrimonio fra bianchi e neri. Solo con il passare del tempo il matrimonio e gli istituti ad esso assimilabili sono diventati una libera scelta e la manifestazione pubblica di un legame amoroso.
“In Europa, all’inizio del 2010, – scrivono questi gay cristiani – il diritto al matrimonio civile è riconosciuto alle coppie omosessuali in Spagna, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia. In Portogallo è in dirittura d’arrivo. Nel Regno Unito è stato istituito un istituto sostitutivo equivalente. In molti altri paesi europei sono state istituite nuove forme di unione accessibili alle coppie omosessuali”. Nello stesso tempo, anche nelle chiese, anche in quelle apparentemente piĂą chiuse, come le cattoliche e le ortodosse, si riflette sul significato delle tradizioni dell’ “affratellamento”, l’antica Adelphopoiesis, cioè di forme di benedizione di un unione fra persone dello stesso sesso. Molte chiese stanno introducendo la benedizione delle unioni gay. Le Chiese riformate della Scandinavia celebrano veri e propri matrimoni gay.
C’è certo il rischio che, a frenare la riflessione pubblica sul tema delle unioni gay, siano interessi diversi e poco nobili, afferma ancora il documento: “Campagne politiche apparentemente condivisibili come quella per ‘la difesa della famiglia’ in realtĂ non sembrano condurre a interventi sostanziali di sostegno alle famiglie, ma servono spesso a politici di ogni schieramento per cercare di trarre vantaggi elettorali e personali. Gli omosessuali, in questo modo, diventano dei capri espiatori. I loro diritti sono calpestati. Non sarĂ infatti riconoscendo o non riconoscendo il diritto delle coppie omosessuali di sposarsi che le coppie eterosessuali avranno piĂą aiuti dallo Stato o divorzieranno meno o faranno piĂą figli, o li educheranno meglio”. Si pratica, insomma, un trucco vecchio quanto la politica: si cavalcano diffidenze e paure, per dividere l’opinione pubblica. Non per fermare il cambiamento, quello è impossibile, ma almeno per costruirci sopra una carriera come presunti ‘difensori dei valori’.
Sarà un processo lungo e delicato, quello della piena accettazione della visibilità dei gay e delle unioni gay nelle nostre società . Per questo i gay cristiani concludono: “Noi crediamo nell’alto valore del matrimonio e in una concezione di matrimonio, o istituto alternativo equivalente, che non tolga nulla agli eterosessuali e alle famiglie tradizionali e che dia finalmente dignità e uguaglianza alle coppie omosessuali, al loro amore e al loro altruismo, a beneficio di tutta la società .”.
Per conoscere meglio questo appello di Cristiani per l’Uguaglianza si può visitare il loro sito, oppure il loro gruppo Facebook.
Short URL: http://gaymagazine.it/?p=3105








Ripeto quello che ho segnalato altrove:
Questo appello non è affatto per l’uguaglianza.
Un appello per l’uguaglianza esigerebbe il MATRIMONIO.
Non o il matrimonio o un istituto ghetto per omosessuali.
Parla infatti di accesso al matrimonio civile “o a un istituto equivalente”. Non esiste alcun istituto “equivalente” che potrebbe “surrogare” il rispetto della nostra libertĂ di matrimonio… caspita… finchĂ© non la si smette di legittimare posizioni ghettizzanti, umilianti, anti-gay come quelle che sono proprie anche dei sostenitori della Prop8 (matrimonio civile agli etero, partnership civile ai gay ma potrebbe essere benissimo matrimonio civile ai bianchi partnership civile ai neri) non si va da nessuna parte.
Ricordo le sacrosante parole di Human Rights Watch:
“La segregazione delle coppie dello stesso sesso in una unione a sĂ© è una forma di riconoscimento alla ’separati ma eguali’. Separati non è mai eguali: l’esperienza della segregazione razziale negli Stati Uniti mostra eloquentemente che mettersi a separare serve solo a perpetuare la discriminazione. Anche se i diritti promessi sulla carta corrispondono esattamente a quelli che comporta il matrimonio, l’insistenza su una terminologia diversa significa che su queste coppie continuerĂ ad esserci un marchio di inferioritĂ . I governi che si sono impegnati a garantire eguaglianza non sono legittimati a mantenere ambiti in cui è permesso discriminare. Il rispetto dei diritti umani implica che gli Stati mettano fine alla discriminazione matrimoniale basata sull’orientamento sessuale, quindi permettano il matrimonio a tutti”.
Vale, condivido le tue preoccupazioni. L’istituto alternativo equivalente abbraccia la dottrina “separate but equal” e pone il giusto interrogativo tecnico di cui parli. Ma non ne farei, in questo momento, una questione di vita o di morte. Sono italiano e vivo a Londra. Qui c’è l’aristocrazia e i “comuni” cittadini e nessuno pensa che sia un problema. La civil partnership funziona bene. Credo che sia sufficientemente ragionevole su un piano pratico. Certo, meglio il matrimonio, ma badiamo al sodo…
No, Fabio… non condivido.
Innanzitutto, le iniziative che dicono di essere miranti all’uguaglianza mi aspetto che rivendichino l’uguaglianza, non o l’uguaglianza o qualche compromesso. E’ indecente a mio avviso che si spacci un compromesso per l’uguaglianza. In secondo luogo, io non ho posto alcun “interrogativo” (?), tanto meno tecnico, e ho pure messo tra virgolette il termine equivalente proprio a evidenziare che di equivalente al riconoscimento di matrimonio non ci può essere nulla, nemmeno un’unione registrata con le medesime conseguenze legali. Faccio notare che per conferire diritti e tutele in piĂą subito nel frattempo che si lotta per l’inclusione nel matrimonio civile stesso, non serve affatto creare una partnership ghetto per omosessuali come quella approvata in Uk… si può benissimo creare una partnership per tutti (quindi etero e omosessuali) con le medesime conseguenze legali del matrimonio come quella approvata in Olanda nel 1998, come quella in vigore a Washington DC di modo da evitare che tale nuovo riconoscimento tenda ad assumere un carattere sostitutivo relativo al rispetto della libertĂ matrimoniale di gay e lesbiche.
PS: perdona la nettezza delle mie parole, ma la cosa è assurda.