Aiutiamo Kiana Firouz a non morire per il suo impegno civile
4, CULTURA, Personaggi Gay, schermo giovedì, maggio 6th, 2010
Lesbica e iraniana, rischia l’estradizione e la condanna a morte. Non stiamo parlando dell’ultimo libro scritto da un autore arabo o della trama di un film indipendente, ma di quello che sta succedendo alla 27enne Kiana Firuz, una giovane attrice e attivista lesbica iraniana.
La sua colpa è stata quella di aver prodotto un documentario sulla condizione dei gay nel paese dell’ayatollah, e per questo è stata pedinata e continuamente intimidita dai service d’intelligence iraniani. La giovane si è rifugiata in Gran Bretagna per chiedere asilo, ma sia Ministero dell’Interno sia il giudice presso cui ha presentato appello glielo hanno negato. L’organizzazione per i diritti umani EveryOne si è fatta avanti, lanciato un accorato appello agli organismi inglesi ed internazionali affinchĂ© alla ragazza venga concesso lo status di rifugiata, visto che in Iran ella troverebbe morte certa per il proprio impegno civile e per il proprio orientamento sessuale.
Kiana Firouz ha recentemente preso parte alle riprese del film “Cul de Sac”, che uscira’ questo mese, la cui trama e’ incentrata sulla sua vita e in particolare sulle sue lotte civili portate avanti in Iran. “Per me era fondamentale prendere parte a quel film“, ha dichiarato recentemente l’attrice in un’intervista. “Come donna omosessuale iraniana, credo che nulla, meglio di un film, possa rendere l’idea di quali difficolta’ vivano ogni giorno sulla propria pelle le lesbiche del mio Paese. Quel film” ha poi spiegato Kiana, “contiene scene di sesso che gia’ basterebbero per una condanna a morte, se fossi rimandata in Iran. Ora, la mia unica speranza rimane la mobilitazione del mondo LGBT“.
In Iran, la punizione per una lesbica adulta, sana di mente e consenziente, è di 100 frustate. Qualora l’atto venga perpetrato per tre volte e in ogni occasione venga inferta la punizione, la condanna a morte si applica alla quarta volta. Aiutiamo questa ragazza inviando una mail di protesta all’Home Office britannico, utilizzando l’indirizzo public.enquiries@homeoffice.gsi.gov.uk, chiedendo che a Kiana sia concesso il prima possibile lo status di rifugiata.
Via – Excite Magazine
Short URL: http://gaymagazine.it/?p=4772








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