Ungheria, il Parlamento cancella i divieti anti-LGBT+ di Orbán
Con 139 voti a favore e 51 contrari, Budapest elimina dalla legge del 2021 i divieti sui contenuti LGBTQIA+ rivolti ai minori. Restano però in vigore altre norme contestate, comprese le restrizioni usate contro il Pride.
Il 13 ottobre il Parlamento ungherese ha approvato, con 139 voti favorevoli e 51 contrari, la modifica che elimina le disposizioni anti-LGBTQIA+ dalla legge sulla “tutela dei minori” voluta nel 2021 dal governo di Viktor Orbán. Hanno votato contro i deputati di Fidesz, il partito dell’ex premier. La riforma è passata grazie alla maggioranza di due terzi di Tisza, il partito di Péter Magyar, che guida il governo da maggio.
È il primo intervento concreto del nuovo esecutivo sulle norme che, negli ultimi anni, avevano messo l’Ungheria in rotta di collisione con Bruxelles sui diritti delle persone LGBTQIA+.
Cosa cambia per film, libri e pubblicità
La legge del 2021 vietava di rappresentare l’omosessualità e la diversità di genere nei contenuti accessibili a chi ha meno di 18 anni. Le restrizioni toccavano programmazione televisiva, editoria, pubblicità e alcune attività scolastiche. Con la modifica, un film con una coppia dello stesso sesso o un romanzo su un adolescente trans non dovrebbero più finire sotto divieto solo per il loro contenuto.
Rimangono le regole generali di classificazione per età: i minori vanno tutelati da materiali che possano compromettere gravemente il loro sviluppo fisico, intellettuale, emotivo o morale. È una formula vicina a quella delle norme europee sui servizi media.
La sentenza della Corte di giustizia Ue
Sul voto pesa la decisione del 21 aprile 2026, quando la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la legge ungherese violava il diritto dell’Ue e i valori dell’articolo 2 del Trattato, tra cui dignità e uguaglianza. Secondo i giudici, la normativa contribuiva a stigmatizzare ed emarginare le persone LGBTQIA+, e la tutela dei bambini, pur legittima, non giustificava misure discriminatorie.
Dopo il voto, i commissari europei Michael McGrath (Giustizia) e Hadja Lahbib (Uguaglianza) hanno parlato di un “importante segnale di impegno verso i nostri valori comuni”. Il dossier si intreccia con quello dei fondi europei congelati a Budapest per violazioni dello Stato di diritto: a settembre la Commissione aveva già proposto di sbloccare una prima tranche di 4,2 miliardi di euro di fondi di coesione, motivandola con le riforme su appalti e anticorruzione.
Cosa resta in vigore
Il quadro dei diritti in Ungheria resta restrittivo. Dal 2020 le persone trans non possono ottenere il riconoscimento giuridico della propria identità di genere. La riforma costituzionale del 2025 riconosce solo i sessi maschile e femminile. Le coppie dello stesso sesso possono registrare un’unione ma non sposarsi, e le regole sulle adozioni rendono difficile il riconoscimento di entrambi i partner come genitori.
Restano anche le restrizioni alle manifestazioni pubbliche usate per ostacolare il Pride di Budapest, con multe fino a 200.000 fiorini (circa 500 euro) e la possibilità di usare il riconoscimento facciale per identificare chi partecipa a eventi vietati. Il governo non ha annunciato interventi su queste norme.
L’opinione pubblica sembra più avanti della politica: secondo un sondaggio dell’istituto Medián diffuso a giugno dalla Háttér Society, il 57% degli ungheresi era favorevole all’abrogazione delle norme che limitano i diritti LGBTQIA+ e il 69% riteneva che le manifestazioni per questi diritti dovessero essere consentite.
Fonte: ANSA
Fonte: ANSA
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Fonte: Adnkronos
Foto di Ervin Lukacs su Unsplash (immagine illustrativa)




