Fiore a Fuori dal Coro: cosa dicono le regole e i dati
Il servizio di Rete 4 sulla storia di Fiore, ragazzo trans presentato come pentito, ha raccolto molte critiche. Il giorno dopo un suo post, poi rimosso, ha messo in dubbio quel racconto.
Domenica 18 ottobre Fuori dal Coro, il programma di Mario Giordano in prima serata su Rete 4, ha raccontato la storia di Fiore, ragazzo trans che sui social si presenta come “Fiore Trans FtM”. Il servizio, con un titolo contro i percorsi di transizione per i minori, lo ha proposto come una persona pentita del proprio percorso.
Il racconto andato in onda
Davanti alle telecamere Fiore ha detto di aver sentito parlare delle persone trans per la prima volta da un insegnante, durante una lezione di educazione sessuale, quando aveva circa sedici anni. Ha aggiunto di aver ricevuto una diagnosi di disforia di genere dopo un colloquio di una cinquantina di minuti con uno psichiatra indicato da un’associazione. Secondo diverse testate, la terapia ormonale è cominciata quando aveva diciotto anni, quindi da maggiorenne. In trasmissione si è detto contrario ai percorsi di affermazione di genere per i minori.
Questi passaggi non sono stati verificati in modo indipendente: senza nomi e circostanze precise è impossibile ricostruire come sia stata gestita la sua presa in carico.
Il post del giorno dopo
Il giorno seguente Fiore ha pubblicato su Facebook un messaggio in cui, secondo chi ha potuto leggerlo, diceva di non essere pentito e di stare meglio con un aspetto più maschile. Nello stesso post spiegava che l’insegnante parlava in realtà della cosiddetta ideologia gender e che quella parte dell’intervista era stata tagliata al montaggio. Il messaggio è stato rimosso poco dopo e, al momento, il programma non ha pubblicato rettifiche.
Il servizio è stato criticato da più voci, tra cui la sessuologa e psicologa Enrica Passeri e i creator Ben Poised, persona non binaria, ed Edo Zedda, ragazzo trans. Le obiezioni riguardano soprattutto il titolo, che chiama in causa i minori per una storia iniziata a diciotto anni, e la mancanza di un confronto con altre voci. Anche il Movimento Identità Trans (MIT), presieduto da Roberta Parigiani, ha contestato la ricostruzione.
Come funziona il percorso in Italia
La legge 164 del 1982, che regola la rettificazione del sesso anagrafico, non fissa un periodo minimo di psicoterapia. Molti centri pubblici seguono però il protocollo dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), che prevede alcuni mesi di valutazione prima delle terapie. Gli standard internazionali della WPATH non richiedono un periodo fisso di psicoterapia. Secondo il MIT, per le persone minorenni la terapia ormonale si prescrive a partire dai sedici anni, con il consenso dei genitori e dopo la valutazione di un’équipe multidisciplinare; gli interventi chirurgici riguardano le persone adulte.
Cosa dicono i dati sulla detransizione
Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Sexual Medicine nel febbraio 2025, basata su 15 studi osservazionali con oltre 7mila persone tra minori e adulti, colloca l’interruzione della terapia ormonale di affermazione di genere tra l’1,6% e il 9,8%. Per i bloccanti della pubertà la forbice va dall’1% al 7,6%. L’autrice avverte che gli studi sono quasi tutti retrospettivi, con campioni piccoli, tempi di osservazione brevi e definizioni diverse di detransizione, e conclude che il fenomeno è ancora poco indagato.
Alcune organizzazioni critiche verso questi trattamenti, come la statunitense SEGM, sostengono che le percentuali reali possano essere più alte, citando ricerche sugli adolescenti. Anche il Comitato Nazionale per la Bioetica, nel parere del 2018 sulla triptorelina, aveva chiesto studi indipendenti più solidi.
Foto: Alexander Grey su Unsplash (immagine illustrativa).




