Montemilone, la polizia locale contro le discriminazioni LGBT+
Nel piccolo comune lucano il regolamento della polizia locale cita ora in modo esplicito la discriminazione basata sull'orientamento sessuale. La modifica è stata proposta dalla consigliera comunale Lucia Laguardia.
A Montemilone, comune dell’area nord della provincia di Potenza, al confine con la Puglia, il regolamento della polizia locale ha una formulazione nuova. Dove prima si parlava soltanto di discriminazione in base al sesso, il testo menziona ora anche la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. La modifica nasce da una proposta della consigliera comunale Lucia Laguardia e, secondo quanto riferito, assegna agli agenti il compito di contrastare anche questo tipo di discriminazione.
Cosa cambia nel regolamento
L’intervento riguarda due punti del regolamento di polizia locale: il comma 4 dell’articolo 34 e il comma 1 dell’articolo 54. In entrambi, accanto al riferimento al sesso, è stato aggiunto quello all’orientamento sessuale. Il testo completo del regolamento aggiornato non è stato diffuso, e non sono stati resi noti i dettagli del passaggio in consiglio comunale.
La nuova formulazione, per come è stata riportata, cita l’orientamento sessuale ma non l’identità di genere, che riguarda più direttamente le persone trans e non binarie.
Le ragioni della proposta
Laguardia ha legato l’iniziativa al quadro nazionale. Secondo la consigliera, l’Italia è in ritardo sulla tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ e non ha ancora una legge che punisca in modo specifico i reati motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Per questo, ha spiegato, anche le amministrazioni locali dovrebbero fare quello che è nelle loro possibilità.
Tra gli strumenti concreti, Laguardia ha indicato la formazione delle forze di polizia, che spesso sono il primo contatto di chi subisce un’aggressione o un insulto. La consigliera ha detto di sperare che l’esempio di Montemilone venga ripreso da altri comuni e ha parlato di una fase di arretramento culturale e sociale, in cui serve continuare a battersi per chi oggi non ha strumenti di tutela.
Il vuoto della legge nazionale
In Italia non esiste una norma penale che preveda aggravanti specifiche per i reati d’odio legati a orientamento sessuale e identità di genere. L’ultimo tentativo, il cosiddetto ddl Zan, era stato approvato dalla Camera nel novembre 2020 ma si era fermato al Senato il 27 ottobre 2021, quando l’aula aveva votato per non passare all’esame degli articoli. Da allora il tema è tornato più volte nel dibattito politico senza arrivare a un nuovo testo condiviso.
In assenza di una legge nazionale, alcune amministrazioni hanno scelto la strada dei regolamenti, delle delibere e dei corsi di formazione per il personale. Si tratta di misure con un raggio limitato: non introducono reati né sanzioni penali, ma intervengono su come gli uffici e gli agenti si comportano con i cittadini. Il caso di Montemilone, un comune di poche migliaia di abitanti, si inserisce in questo filone.
Foto: Babak Habibi su Unsplash (immagine illustrativa).




