Educazione sessuo-affettiva a scuola: cosa prevede la legge
Sui social circola l'idea che persone trans spieghino la transizione ai bambini di 5-6 anni. La legge Valditara, approvata a giugno, vieta però qualsiasi attività sui temi della sessualità alla scuola dell'infanzia e alla primaria.
Nelle ultime settimane, sui social e nel dibattito politico, è tornata un’affermazione precisa: nelle scuole persone trans parlerebbero di transizione di genere a bambini di 5 o 6 anni. Il contesto è quello dello scontro sull’educazione sessuo-affettiva, con il programma di Futuro Nazionale che promette di tenere fuori dalle aule le cosiddette “teorie di genere”. Per capire quanto regga questo scenario conviene partire dalla legge in vigore.
Cosa dice la legge sul consenso informato
Il 4 giugno 2026 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sul consenso informato, con 78 voti favorevoli e 38 contrari. Il testo, presentato alla Camera da Rossano Sasso, distingue tra i gradi scolastici.
Alla scuola dell’infanzia e alla primaria vale un divieto assoluto: i temi legati alla sessualità non possono essere affrontati in alcuna forma. Alle medie e alle superiori ogni attività o progetto su sessualità e affettività richiede il consenso scritto dei genitori, o dello studente se maggiorenne. La scuola deve spiegare in anticipo finalità, contenuti, materiali ed eventuali esperti esterni, inviando la richiesta almeno sette giorni prima. Chi non aderisce segue un’attività alternativa.
Restano l’educazione al rispetto e alle relazioni, che secondo il ministro diventa obbligatoria in tutti i gradi, e l’educazione sessuale in chiave biologica nei programmi di scienze. Alle medie entra la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili.
Perché l’allarme sulle elementari non regge
Se alla primaria e all’infanzia qualsiasi attività su questi temi è vietata per legge, un incontro sulla transizione di genere con bambini di 5-6 anni sarebbe fuori dalle regole già oggi. Chi ne denuncia l’esistenza dovrebbe quindi indicare scuola, data e progetto, cosa che finora non è avvenuta in modo verificabile.
Diverso è il caso delle superiori, dove alcune scuole invitano persone trans o attivisti a raccontare la propria esperienza: con la nuova legge questi incontri richiedono il consenso delle famiglie.
Le critiche e il confronto con l’Europa
Il governo presenta la legge come una tutela dei bambini e un modo per ridare voce ai genitori; Pro Vita & Famiglia e Moige l’hanno accolta come una vittoria. Le opposizioni e diverse associazioni la contestano. Per Save the Children rischia di indebolire l’alleanza tra scuola e famiglia e di aumentare le disuguaglianze educative: secondo una sua ricerca, solo il 47% degli adolescenti italiani ha ricevuto educazione sessuale e affettiva a scuola.
L’Italia resta tra i pochi Paesi europei in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria per legge, insieme a Bulgaria, Lituania, Cipro, Romania e Polonia. Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità raccomandano invece un’educazione sessuale completa, calibrata per età: per i più piccoli significa conoscenza del corpo, emozioni, amicizia, rispetto delle differenze e dei diversi modelli familiari.
Fonte: ANSA
Fonte: Adnkronos
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