Atleti trans e i 2.293 ori: cosa c’è dietro quel numero
Negli Stati Uniti circola la cifra di 2.293 medaglie d'oro "sottratte" da atlete trans nello sport femminile. Il numero viene da un archivio gestito da volontari, con una metodologia mai resa pubblica e molti casi che non riguardano persone trans.
Negli Stati Uniti è diventata virale una cifra: 2.293 medaglie d’oro che atlete trans avrebbero “rubato” alle donne nelle competizioni femminili dalla metà degli anni Ottanta a oggi, in oltre 14.000 gare e con più di 501.000 dollari di premi. Il numero è stato rilanciato da testate conservatrici, dal Dipartimento dell’Istruzione e dalla Casa Bianca. Un’analisi pubblicata il 2 ottobre da Baptist News Global ha provato a ricostruirne l’origine.
Da dove arriva la cifra
A fine settembre, in vista di un’audizione della commissione Giustizia del Senato statunitense sullo sport femminile, l’associazione cristiana conservatrice Concerned Women for America ha diffuso un comunicato in cui parlava di oltre 2.293 ori conquistati da quelle che definisce persone “trans-identificate di sesso maschile”. L’associazione ha indicato come fonte HeCheated, un sito gestito da volontari che raccoglie segnalazioni di uomini in gare femminili, senza spiegare come abbia ottenuto il totale. Nessuna agenzia governativa o federazione sportiva ha verificato il dato.
Cosa contiene davvero l’archivio
Al 2 ottobre HeCheated contava 21.359 voci relative a 1.133 atleti, da quasi 50 Paesi e con risultati che risalgono agli anni Venti. Già questo stride con un report che parla soltanto di Stati Uniti. Inoltre, secondo le etichette dello stesso sito, 289 atleti (il 25,5%) non sono persone trans: 27 hanno differenze dello sviluppo sessuale, tra cui Caster Semenya e Imane Khelif, che sono donne cisgender; altri 264 rientrano nella voce “altro”, spesso uomini cisgender in gare di fatto miste.
Ci sono poi 504 voci in cui l’atleta trans ha vinto da sola, senza avversarie. E casi difficili da prendere sul serio: la vittoria nei 100 metri in un college attribuita a uno youtuber che si era iscritto per scherzo, con risultati poi corretti dagli organizzatori ma ancora conteggiati nell’archivio, o il dominio di un’atleta trans in una gara di apertura delle ostriche, diventata del tutto mista nel 2025. L’autore dell’analisi, Josh Olds, non è riuscito a riprodurre il numero di 2.293 partendo dai dati.
Le proporzioni reali
Nell’anno scolastico 2024-25 le atlete delle high school statunitensi erano 3.539.596, secondo la federazione nazionale delle associazioni scolastiche. HeCheated ne indica 49 trans per lo stesso anno, circa lo 0,001%, e 31 di loro con almeno un oro.
L’analisi riconosce che l’equità nelle competizioni è una questione reale e che la ricerca scientifica su un eventuale vantaggio delle atlete trans non è conclusiva. Propone regole diverse a seconda dello sport e del livello, distinguendo tra attività amatoriale ed élite e tra sport di contatto e no, ascoltando anche le persone trans. Per affrontare il tema servono però dati solidi, e quelli dietro i 2.293 ori non lo sono.
Analisi citata: Baptist News Global
Foto di Mick Haupt su Unsplash (immagine illustrativa)




