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martedì 3 Novembre 2026

LGBTQIA+ significato: cosa vuol dire ogni lettera della sigla

Cosa significa LGBTQIA+, lettera per lettera: lesbica, gay, bisessuale, trans, queer, intersex, asessuale e il senso del "+". Con le differenze tra orientamento e identità di genere.

LGBTQIA+ è la sigla che raccoglie orientamenti sessuali e identità di genere diversi da quelli considerati “di default”, cioè eterosessuale e cisgender. Ogni lettera indica un gruppo preciso: Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans, Queer (o in ricerca), Intersex, Asessuali e aromantiche. Il simbolo + lascia la porta aperta a tutte le altre identità che la sigla non nomina in modo esplicito.

In questa guida spieghiamo il significato di LGBT lettera per lettera, come è nata la sigla e perché oggi ne esistono più versioni.

Da dove nasce la sigla LGBT

Fino agli anni Ottanta, nel mondo anglosassone si parlava soprattutto di “comunità gay”, un’etichetta che lasciava in ombra donne lesbiche, persone bisessuali e trans. Tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta i movimenti hanno cominciato a usare LGB e poi LGBT, proprio per dare visibilità a ciascun gruppo. Negli anni successivi si sono aggiunte la Q, la I e la A, e il “+” finale.

Non esiste una versione “ufficiale”: associazioni, istituzioni e media usano forme diverse (LGBT, LGBTQ+, LGBTQIA+, LGBTI). Tutte indicano la stessa comunità, con un grado di dettaglio diverso.

Cosa significa ogni lettera di LGBTQIA+

L – Lesbica

Donna che prova attrazione affettiva e/o sessuale per altre donne. Il termine deriva dall’isola greca di Lesbo, patria della poetessa Saffo.

G – Gay

Uomo attratto da altri uomini. In inglese e anche in italiano “gay” si usa spesso come termine ombrello per tutte le persone omosessuali.

B – Bisessuale

Persona attratta da più di un genere. La bisessualità non è una “fase” né una via di mezzo: è un orientamento a sé, che può esprimersi con intensità diverse verso generi diversi. Vicino a questa lettera si colloca anche la pansessualità, l’attrazione che prescinde dal genere della persona.

T – Trans

Persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. È un termine ombrello che comprende donne e uomini trans e molte persone non binarie, che non si riconoscono del tutto né nel genere maschile né in quello femminile. Attenzione: la T riguarda l’identità di genere, non l’orientamento sessuale. Ne parliamo nella nostra guida all’identità di genere.

Q – Queer o Questioning

“Queer” in inglese era un insulto (significava “strano”). Dagli anni Novanta la comunità se n’è riappropriata e oggi indica chi non vuole incasellarsi in un’etichetta rigida. La Q può stare anche per questioning, cioè chi si sta interrogando sul proprio orientamento o sulla propria identità.

I – Intersex

Persona nata con caratteristiche sessuali (cromosomi, gonadi, ormoni o genitali) che non rientrano nelle definizioni tipiche di maschile o femminile. Secondo le stime più citate dalle Nazioni Unite riguarda fino all’1,7% della popolazione. Essere intersex non dice nulla sull’orientamento o sull’identità di genere di una persona.

A – Asessuale e aromantico

Asessuale è chi prova poca o nessuna attrazione sessuale; aromantico chi prova poca o nessuna attrazione romantica. Sono due spettri distinti, che possono combinarsi in modi diversi. Qualcuno legge la A anche come “ally” (alleato), ma la maggior parte delle associazioni la riserva alle persone asessuali e aromantiche: gli alleati sostengono la comunità senza farne parte.

Il + finale

Il “+” include le identità non elencate: pansessuali, demisessuali, genderfluid, two-spirit e molte altre. Serve a evitare una sigla infinita e a ricordare che le esperienze umane non si esauriscono in sette lettere.

Orientamento sessuale e identità di genere: perché stanno nella stessa sigla

Le lettere L, G, B e A descrivono orientamenti (da chi ci si sente attratti). La T descrive un’identità di genere (chi si sente di essere). La I riguarda le caratteristiche del corpo. Sono tre dimensioni diverse, che finiscono nella stessa sigla perché hanno una storia comune: le persone che vi si riconoscono sono state discriminate per il fatto di non corrispondere alla norma eterosessuale e cisgender, e hanno lottato insieme per i propri diritti, a partire dai moti di Stonewall del 1969.

Per orientarsi tra le parole meno note (cisgender, non binario, deadname, outing) abbiamo preparato un glossario dei termini LGBTQIA+.

Domande frequenti sulla sigla LGBTQIA+

Che differenza c’è tra LGBT e LGBTQIA+?

Nessuna nella sostanza: indicano la stessa comunità. LGBTQIA+ è la forma estesa, che nomina anche persone queer, intersex e asessuali. LGBT resta molto usata nei testi istituzionali e giornalistici perché è più breve.

Qual è la sigla giusta da usare?

Non c’è una regola fissa. In un contesto divulgativo LGBTQIA+ o LGBTQ+ sono le più inclusive; se si cita un’associazione o una legge conviene usare la forma che usano loro.

Cosa vuol dire cisgender?

Cisgender è la persona che si riconosce nel genere assegnato alla nascita. È il contrario di transgender e non ha valore negativo: descrive semplicemente una condizione.

Che significato hanno i colori della bandiera arcobaleno?

La prima bandiera, disegnata da Gilbert Baker nel 1978 a San Francisco, aveva otto colori, ognuno con un valore simbolico: rosa per la sessualità, rosso per la vita, arancione per la guarigione, giallo per il sole, verde per la natura, turchese per l’arte, indaco per l’armonia e viola per lo spirito. La versione più diffusa oggi ne ha sei; la Progress Pride Flag del 2018 aggiunge i colori trans e le strisce nera e marrone per le persone razzializzate.

Fonti e approfondimenti

  • UN Free & Equal – campagna delle Nazioni Unite con schede su persone LGBTIQ+ e intersex
  • Treccani – voci “queer”, “cisgender” e “transgender”
  • Arcigay – associazione LGBTQIA+ nazionale