Moda genderless: cos’è, da dove nasce e come si porta l’abbigliamento senza genere
Cosa significa moda genderless, che differenza c'è con unisex e gender fluid, chi l'ha resa popolare, da Marlene Dietrich a Harry Styles, e come costruire un guardaroba senza etichette.
La moda genderless è un approccio all’abbigliamento che non divide i capi tra “da uomo” e “da donna”. Gonne, tacchi, giacche squadrate, gioielli e trucco diventano disponibili per chiunque, a prescindere dal genere di chi li indossa. Non è uno stile preciso: è un’idea, quella che un vestito non debba dire nulla su chi sei, se non quello che scegli tu.
Genderless, unisex, gender fluid: le differenze
I tre termini vengono usati spesso come sinonimi, ma hanno sfumature diverse:
- Unisex: capi pensati per stare bene a tutti, di solito neutri (felpe, jeans dritti, t-shirt). Esiste dagli anni Sessanta.
- Genderless: rifiuta la distinzione in partenza. Le collezioni non sono divise per genere, e un abito con il pizzo è proposto a tutti come un completo sartoriale.
- Gender fluid: indica soprattutto l’uso personale e mutevole dei codici maschili e femminili, che si mescolano o si alternano.
Va ricordato che l’espressione di genere (come ci si veste) è diversa dall’identità di genere (chi si è). Un uomo che indossa una gonna non è necessariamente una persona trans o non binaria.
Le tappe storiche della moda senza genere
L’idea di mescolare i codici è più antica di quanto si pensi.
- Anni Trenta: Marlene Dietrich porta frac e pantaloni sullo schermo e nella vita, in un’epoca in cui per una donna erano uno scandalo.
- 1966: Yves Saint Laurent presenta Le Smoking, lo smoking da donna che entra nei guardaroba dell’alta società.
- Anni Settanta: il glam rock di David Bowie, che posa con un abito lungo sulla copertina di The Man Who Sold the World, rende l’androginia un linguaggio pop.
- Anni Ottanta: Jean Paul Gaultier manda in passerella uomini con la gonna; Annie Lennox e Grace Jones giocano con l’immagine maschile.
- 2015: i grandi magazzini londinesi Selfridges aprono “Agender”, uno spazio di vendita senza divisione tra uomo e donna. Nello stesso anno Alessandro Michele diventa direttore creativo di Gucci e porta l’estetica fluida al centro del lusso.
- 2020: Harry Styles è il primo uomo a comparire da solo sulla copertina di Vogue America, con un abito da sera. In Italia, lo stesso anno, Achille Lauro porta sul palco di Sanremo look ispirati a figure come San Francesco, Ziggy Stardust ed Elisabetta I.
Perché la moda genderless conta per la comunità LGBTQIA+
Per molte persone queer, trans e non binarie i reparti divisi per genere sono stati a lungo un piccolo ostacolo quotidiano: entrare nel reparto “sbagliato”, trovare taglie che non corrispondono al proprio corpo, essere guardati con sospetto in camerino. Collezioni e negozi senza divisioni riducono queste frizioni.
C’è però anche un rischio: che il genderless diventi un’etichetta di marketing, magari esibita solo a giugno durante il Pride Month. È il fenomeno del rainbow washing, di cui parliamo nel nostro glossario LGBTQIA+. Un buon test è guardare cosa fa un marchio tutto l’anno: chi assume, quali associazioni sostiene, come tratta i clienti trans.
Come costruire un guardaroba genderless
- Parti dai capi-base: camicie oversize, pantaloni a palazzo, cappotti dritti, maglioni ampi funzionano su quasi tutti i corpi.
- Cerca nei due reparti: le misure cambiano, quindi prova sempre. Nei capi da uomo le spalle sono più larghe, in quelli da donna i fianchi.
- Usa gli accessori: collane, anelli, borse e smalto sono il modo più semplice per sperimentare.
- Affidati a una sarta o a un sarto: un orlo o una pince sistemano la vestibilità di un capo pensato per un altro corpo.
Domande frequenti
Cosa significa genderless?
Letteralmente “senza genere”. Nella moda indica capi e collezioni che non sono assegnati a un genere specifico.
Moda genderless e unisex sono la stessa cosa?
Non proprio. L’unisex propone capi neutri adatti a tutti; il genderless rende accessibili a tutti anche capi tradizionalmente legati a un genere, come gonne o completi sartoriali.
Un uomo può indossare una gonna?
Sì. Il kilt scozzese, il sarong del Sud-Est asiatico e le tuniche dell’antichità dimostrano che la gonna “da donna” è una convenzione recente e tutta occidentale.
Fonti
- The Metropolitan Museum of Art – Costume Institute
- Musée Yves Saint Laurent Paris – la storia di Le Smoking
- Victoria and Albert Museum – collezioni di moda




